Per l'ennesima volta la riunione tenutasi ieri al parlamento statunitense sull'innalzamento del tetto del debito pubblico ha dato esito negativo conclemando una situazione di stallo politico che già nei giorni precedenti era comunque soffusamente apparente.
Nonostante gli accorati appelli di tutto il mondo finanziario che , gridando all'apocalittico disastro delle economie mondiali in caso di default degli US , inspiegabilmente la patria del capitalismo , della finanza , del consumismo , sembra voler restare insensibile a tali invocazioni chiusa in un abulico atteggiamento riflessivo ed in arrocate posizioni di parte , mentre le lancette delle scadenze corrono indiscriminatamente.
Ma perchè la nazione che impersonifica l'essenza di quel mondo speculativo vorrebbe farsi un tale karakiri ?
In realtà la partita che si sta giocando ha dei connotati molto più ampi che stanno tra le concezioni di uno dei pochi presidenti della nazione più potente del globo che , dopo Kennedy , vuole portare dei reali cambiamenti sociali e , un mondo finanziario che vuole continuare a mantenere uno status acquisito in decenni di fine lavoro di cesello presso le varie amministrazioni che si sono suggeguite nella conduzione della nazione .
Ma il mondo finanziario è stato il primo , se non addirittura il promnotore , della globalizzazione e quindi quello che dovrebbe essere un normale scontro tra parti sociali in seno ad una stato , viene oggi partecipato da tutto il sistema finanziario globalizzato.
Si assiste dunque al trasformarsi di quelli che erano prima semplici appelli da parte di istituzioni finanziarie quali il FMI o la BM verso il governo americano , in moniti sempre più espliciti nel risolvere le contraddizioni interne in nome dell'equilibrio finanziario mondiale sempre più messo in discussione.
A tale scopo e vista l'insensibilità dell'interlocutore il sistema finanziario ha fatto scendere in campo , come in una fliera di scatole cinesi , le istituzioni continentali e nazionali e locali affinchè tutti contribuissero a fare pressioni per una definizione positiva della diatriba ( lascio al lettore stabilire per chi sia positivo l'innalzamento del tetto del debito pubblico americano) e di evidenziare le conseguenze che ne derivebbero in caso di contrario.
Stranamente però , dopo l'ultima fumata nera come a voler ribadire la fermezza della posizione del governo US , le conseguenze inzialmente dipinte come apocalittiche e devastanti , con il trascorrere delle ore e degli eventi , come d'incanto sembrano avere assunto dei connotati meno drammatici e meno catastrofici di come all'inizio erano state premonite .
Anche se gli analisti ( croce e delizia dei nostri tempi) vista l'assoluta imprevedibilità del fatto sono assolutamente impreparati sui possibili risvolti della vicenda , stanno però già mitigando le primordiali previsioni sulle conseguenze che un default americano comporterebbe per le economie ma , sopra tutto , per il sitema finanziario , di tutto il mondo.
Già si parla di un default "atipico","controllato","parziale","pilotato" ....."sostenibile".
E le conseguenze vengono ora enunciate come sempre più diluite , mitigate, edulcorate insomma alla fin fine anche.... accettabili per il mondo finanziario.
Ma allora viene da chiedersi , è così pericoloso il gioco che il governo amricano sta conducendo ?
E' così impossibile da parte di un qualsiasi governo cercare di riapproprarsi dei compiti per il quale è stato eletto e cioè il benessere sociale e non solo quello di una piccola elitè ?
Sono davvero così catastrofiche le conseguenze per un popolo che dovesse decretare la sua sopravvenutà impossibilità nel pagare un debito o nel non volerlo più fare proliferare ?
Forse le intenzioni del governo US e del suo presidente erano e sono completamente diverse da quelle che si stanno concretizzando o da queste deduzioni ma , per il mondo dei debitori globalizzati forse ....si stanno schiudendo nuovi orizzonti.
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